Oltre la vetrina: quando una fanzine diventa un viaggio e un destino

Siamo al terzo numero, al terzo bando pubblico per The Journey, la fanzine nata per dare spazio non alla mera produzione artistica, ma a tutto ciò che accade dietro l'opera: le vite degli artisti, il dietro le quinte, i fallimenti, i dettagli invisibili, le svolte inaspettate.
Se per i numeri precedenti ci muovevamo in un territorio circoscritto, fatto di un piccolo circolo di candidature tipico di una preziosa dimensione di nicchia, per questa terza open call che terminerà tra un mese abbiamo assistito a un vero e proprio punto di svolta: un incremento percentuale del 230% nelle candidature rispetto agli inizi. Se guardiamo al traffico del blog, da luglio, mese in cui è partita la nuova call, l'aumento delle visite è del 900%, con migliaia di accessi da quasi 50 nazioni differenti, guidati in particolare da Stati Uniti, Italia e Russia.
Numeri e percentuali importanti, certo. Ma servono solo a segnare l'inizio della mappa.
Il vero dato politico e poetico è un altro: questo boom di partecipazione dimostra che The Journey risponde a un bisogno reale e profondo che molti artisti avvertivano. Non l'ennesima vetrina patinata, ma un punto d'incontro umano prima che estetico. E la prova che la fanzine sia una piattaforma viva, da cui partono cose spontanee, gratuite e imprevedibili, sta in tutto ciò che si muove intorno e attraverso di essa, fin dal primo numero.
Già con l'esordio della fanzine, focalizzato sugli artisti ucraini sulla linea del fronte, si erano aperte riflessioni inattese, portando il progetto a far parlare di sé in modi sorprendenti, come l'attenzione ricevuta da parte di un importante think tank americano come il Wilson Center. Ma l'orizzonte ha continuato ad allargarsi in modo imprevedibile, portandomi a conoscere Vilgeniy Melnikov, artista russo presentato nel secondo numero. Con lui è nata la performance intitolata Ponte (Most), pensata proprio per accorciare la distanza forzata, non solo chilometrica, tra Europa e Russia. Quella che era nata come una connessione artistica a distanza sta ora prendendo una forma fisica e tangibile: a novembre sarò in Russia per settimane per continuare a creare insieme sul campo. Sarà l'occasione per incontrare di persona anche altri artisti ospitati nel secondo numero, il duo Mediumslab, e per intrecciare nuovi fili con presenze inattese, come Gleb Makrushin, un artista conosciuto pochi giorni fa proprio attraverso le candidature di questo terzo numero. È una straordinaria coincidenza geografica e umana, dato che tutti questi percorsi sembrano convergere magicamente su San Pietroburgo, dove mi fermerò fino a dicembre.
Questo terzo numero si configura quindi come un vero e proprio numero zero, una soglia da cui la fanzine inaugurerà una nuova strada. La fanzine continuerà a essere il pretesto per innescare eventi spontanei e imprevedibili, esattamente come è nel cuore del progetto e della mia stessa poetica come artista: fare in modo che l'arte non descriva la vita, ma la attraversi, la muova e la trasformi.

Still dal video documentativo della performance "Ponte (Most)".

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